Trasparenza retributiva: lo stipendio entra nell’annuncio

Dal 7 giugno 2026 lo stipendio non è più l’ultima domanda del colloquio: è una delle prime informazioni che un candidato legge.

Con il D.Lgs. 96/2026, che recepisce la Direttiva UE 2023/970, l’Italia ha introdotto nuove regole sulla trasparenza retributiva. Si applicano a tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, e toccano da vicino il modo in cui si cercano e si scelgono le persone. A cinque mesi dall’entrata in vigore, vale la pena fare il punto.

Per anni, in molte selezioni, la trattativa è partita da un numero: la busta paga precedente del candidato. Un’eredità che le persone si portavano dietro di lavoro in lavoro, compresi eventuali squilibri. Il decreto cambia il punto di partenza: non conta più quanto guadagnavi, ma quanto vale il ruolo.

Cosa cambia nella selezione

  1. La retribuzione si dichiara prima. Annunci e bandi devono indicare la retribuzione iniziale o la fascia prevista per la posizione, insieme ai riferimenti del contratto collettivo applicato.
  2. Niente più “quanto guadagna adesso?”. Durante la selezione non si possono chiedere al candidato informazioni sulle retribuzioni attuali o passate.
  3. Criteri oggettivi. Fasce e annunci devono basarsi su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.

 

E per chi si candida?

Per chi cerca lavoro, il decreto cambia soprattutto una cosa: si parte alla pari.

  • Sai subito se ne vale la pena. La fascia retributiva è scritta nell’annuncio: puoi decidere se candidarti prima di investire tempo in colloqui, non dopo.
  • Il tuo stipendio passato resta tuo. Se in colloquio ti chiedono quanto guadagni oggi, sappi che è una domanda che l’azienda non può più fare.
  • Il passato non è più un tetto. Se finora sei stato pagato meno di quanto valevi, quella cifra non ti segue più nella nuova offerta: conta il valore del ruolo, non da dove arrivi.
  • Puoi parlarne. Una volta assunto, nessuna clausola può impedirti di condividere il tuo stipendio con i colleghi.

Il consiglio pratico? Arriva al colloquio con le idee chiare non su quanto prendevi, ma su quanto vale per te quel ruolo: responsabilità, competenze che porti, possibilità di crescita. È lì che oggi si gioca la trattativa.

 

E dopo l’assunzione?

La trasparenza non si ferma al colloquio:

  • ogni lavoratore può chiedere per iscritto, una volta l’anno, i livelli retributivi medi, divisi per sesso, di chi svolge lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, e l’azienda deve rispondere entro due mesi;
  • le aziende con almeno 50 dipendenti devono rendere accessibili i criteri con cui si definiscono retribuzioni e progressioni economiche;
  • per le aziende con almeno 100 dipendenti arrivano obblighi periodici di comunicazione sul divario retributivo di genere;
  • le clausole che vietano ai dipendenti di parlare del proprio stipendio con i colleghi non sono più valide.

 

Un adempimento, ma anche un’opportunità

Un annuncio con la fascia retributiva attira candidature più consapevoli: meno colloqui che si arenano all’ultimo passaggio, meno offerte rifiutate, più fiducia fin dal primo contatto. E un sistema retributivo chiaro è anche un sistema più facile da spiegare.

 

Da dove partire

  • Rileggere gli annunci attivi e i modelli usati per pubblicarli.
  • Definire una fascia per ogni ruolo, legata a responsabilità, competenze e inquadramento.
  • Aggiornare la traccia di colloquio: si parla di aspettative e del valore della posizione, non dello storico retributivo.
  • Allineare chi fa selezione, in azienda e fuori, sulle nuove regole.

 

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